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5 Trend da seguire per la tua Local Marketing Strategy

5 Trend da seguire per la tua Local Marketing Strategy

Quattro consumatori su cinque utilizzano i motori di ricerca per trovare informazioni locali dal proprio smartphone. Vediamo i principali campi di azione in un’efficace strategia di local marketing:

  1. Listing management
  2. Local SEO
  3. Local landing pages
  4. Reputation management
  5. Paid search and social media
  1. Listing management

Prima di tutto è consigliabile creare un elenco delle piattaforme locali utili al tuo business in cui aggiornare i dati. L’attività di local listing prevede l’inserimento, all’interno delle directory dei motori di ricerca o social media, dei dati necessari all’aumento della visibilità e delle opportunità di traffico verso il proprio sito web. L’obiettivo è automatizzarne la gestione.

In un precedente articolo abbiamo messo in rilievo l’importanza dell’aggiornamento di alcuni elementi nella scheda Google My Business come il NAP (Name, Address e Phone number), la categoria e gli attributi https://comoco.it/google-my-business-migliorare-posizionamento-dei-punti-vendita-nei-risultati-ricerca-locale/

  1. Local SEO

Esistono diversi fattori di ranking nella local SEO che possono aiutare i siti web a ottenere visibilità sui motori di ricerca per una determinata area geografica: il recente algoritmo di intelligenza artificiale “MUM” (Multitask Unified Model) prevede una serie di modifiche utili a migliorare l’esperienza dell’utente con il motore di ricerca.

Presentato al Google I/O 2021, è in fase dei previsti  test e  una volta completati, esso andrà a sostituire il precedente BERT (Bidirectional Encoder Representations from Transformers), fornendo le informazioni più dettagliate ed esaustive possibili a una specifica query posta dall’utente. MUM troverà risposte ovunque nel mondo (in ben 75 lingue diverse) e potrà così intercettare e soddisfare tutte le nostre curiosità.

  1. Local landing pages

Può sembrare scontato parlare di mobile friendly nel 2021, eppure molte attività local non hanno un sito web o una landing page ottimizzata per i dispositivi mobili. Per le attività local questo aspetto è fondamentale perché, con ogni probabilità, gli utenti cercano un servizio local mentre sono in giro per strada, al supermercato, in autobus o in metro e non dal computer di casa.

La velocità è riconosciuta come un fattore di posizionamento e il lungo tempo di caricamento di una pagina comporta alti tassi di abbandono soprattutto da mobile.

  1. Reputation management

Investire tempo e risorse per ricevere le recensioni, che appaiono nelle SERP di ricerca da parte dei propri clienti e utenti, è sempre più rilevante e importante per diversi motivi: il branding, l’indicizzazione, il raggiungimento di potenziali acquirenti.

Bisogna adottare strategie che incoraggiano i clienti a scrivere un loro giudizio. Ad esempio, si possono creare elementi visivi come banner o aggiungere widget che invitano l’utente a lasciare una recensione. Si può inoltre gentilmente chiedere ai clienti, prima che escano dal negozio, di lasciare una valutazione oppure si può creare una landing page ad hoc dove spiegare come scrivere una recensione in cambio di un’offerta o uno sconto.

  1. Paid search and social media

Un annuncio sponsorizzato su Google mette l’azienda di fronte ad un utente che ha effettuato una ricerca specifica, in una posizione evidenziata nella SERP. È auspicabile perciò preparare un buon messaggio e prevedere una landing page, semplice e ben curata, che possa favorire la conversione e configurare le estensioni di località, a livello di campagna e di gruppo di annunci, per mostrare le informazioni dell’azienda sulla rete di ricerca, sulla Rete Display e su Google Maps. Lo scopo di questi annunci è quello di aumentare le visite in-store e le conversioni offline.

Sono numerosi i vantaggi del local marketing per le piccole e medie realtà locali: vuoi ricevere maggiori informazioni, supporto o una consulenza dedicata? Contattaci compilando il form al seguente link https://comoco.it/contattaci/

Non vediamo l’ora di contribuire con entusiasmo al successo del tuo progetto!

Gli indicatori di performance per ottimizzare le campagne di advertising

Gli indicatori di performance per ottimizzare le campagne di advertising

Secondo le stime Nielsen il mercato degli investimenti pubblicitari in Italia è in netta crescita (Marzo +30,7%, Aprile +82% rispetto allo stesso periodo del 2020). La raccolta pubblicitaria nel primo quadrimestre di quest’anno chiude con un +18,7%.

Ad aprile si torna ad investire maggiormente in 16 settori merceologici tra cui elettrodomestici (+200,5%), informatica/fotografia (+60,8%), distribuzione (+51,9%), tempo libero (+44%), giochi/articoli scolastici (+42,9%), abitazione (+29,7%), telecomunicazioni (+29,2%) e toiletries (+24,7%).

Come verificare l’efficacia di una campagna pubblicitaria?

Per gli esperti del settore potrebbe sembrare una domanda banale, ma non è semplice districarsi con i vari termini e le formule. Spesso si considerano solo le metriche relative all’acquisizione iniziale di un cliente come il tasso di conversione, il CPL (Cost Per Lead) e CPA (Cost Per Acquisition), dimenticando che il valore di ogni cliente aumenta nel tempo quando acquista ripetutamente dalla stessa azienda.

Le attività finora intraprese non ti hanno fatto raggiungere i risultati prefissati? Parlaci del tuo progetto. Scrivici un’email a info@comoco.it, telefonaci allo 031 4490536 o vieni a trovarci presso la nostra sede in Via Scalabrini 2/4 a Como.

Il ROAS è un indicatore di cui tenere conto nelle campagne di advertising, come abbiamo spiegato in un precedente articolo, che puoi leggere qui https://comoco.it/monitorare-al-meglio-landamento-delle-tue-campagne/.

Nelle campagne Facebook Ads, con obiettivo l’installazione dell’app, conversioni  o vendita di prodotti del catalogo (dove il pixel o SDK traccia il valore delle transazioni), è possibile impostare una strategia d’offerta focalizzata sul ROAS.

Nell’investimento pubblicitario dobbiamo analizzare anche i costi variabili, ovvero tutti gli elementi il cui costo cresce all’aumento delle vendite: per esempio la spedizione del prodotto. Il ROI quindi è il rapporto tra i costi sostenuti per la campagna (investimento + costi fissi + costi variabili) e i risultati generati.

Facciamo un esempio: investo 100€ in pubblicità che mi porta 10 conversioni. Siccome ho venduto 10 prodotti a 5€ cadauno, il ROAS è negativo come il ROI (ho speso 100€ e ne ho incassati 50).

Qualora il valore del ROAS non fosse positivo, è opportuno allora concentrarsi sul calcolo del Customer Lifetime Value (CLV), ossia un indicatore che misura il valore degli utenti in base ai ricavi generati nel corso del tempo, partendo da un’interazione iniziale (la prima visita al sito web, l’installazione di un’app o la prima reazione sulla pagina Facebook).

Se i 10 clienti acquisteranno un prodotto da 5€ ogni mese per 10 anni (tempo), genereranno 60€ all’anno ciascuno (valore), per un totale di 600€ totali in 10 anni.

È importante calcolare il tempo in cui un cliente rimarrà attivo, tenendo fisso l’obiettivo del nostro percorso di acquisizione: generare fatturato. Conosci il LifeTime Value dei clienti acquisiti durante il Black Friday e i saldi di fine stagione rispetto a chi ha comprato a prezzo pieno? 

In pratica valuta il ROAS per l’inserzione, il ROI per la promozione e il CLV nel tempo. Se non hai provato a gestire una campagna pubblicitaria e desideri una consulenza, siamo a tua disposizione anche su https://comoco.it/contattaci/

Come monitorare al meglio l’andamento delle tue campagne

Come monitorare al meglio l’andamento delle tue campagne

Solo il 2% del traffico web converte alla prima visita. Perché non “inseguire” allora quel 98% di utenti che non esegue l’azione che tanto desideri? Per monitorare in maniera rapida ed efficace i movimenti degli utenti e raccogliere dati e informazioni utili per il processo di ottimizzazione puoi utilizzare molti strumenti.

Fonte: https://retargeter.com/what-is-retargeting-and-how-does-it-work/

Partiamo dalla spiegazione di due termini che spesso possono essere oggetto di fraintendimenti, ma hanno significati differenti: remarketing e retargeting. Entrambe le strategie sono indispensabili per massimizzare le conversioni da parte del visitatore e lavorare sui diversi livelli del funnel.

Col “retargeting” ci rivolgiamo ad un segmento di pubblico che ha compiuto determinate azioni sul nostro e-commerce negli ultimi 30 giorni ma non ha comprato; ad esempio il carrello viene abbandonato senza aver completato l’acquisto e così potremo comunicargli che è in corso una promozione.

Il retargeting si basa sui “cookie”, ossia piccoli file salvati sul browser dell’utente, che memorizzano il suo comportamento nel nostro sito web e lo “seguono” sul web.

Invece parliamo di “remarketing” quando vogliamo raggiungere i clienti che conoscono già bene il nostro prodotto/servizio; sarà importante allora mostrare loro un’offerta mirata (cross-selling e up-selling) ,ad esempio tramite un annuncio sulla Rete Display di Google Ads o quando carichiamo il nostro database in una campagna Facebook Ads.

Si suggerisce pertanto di creare un template Google Data Studio per il monitoraggio continuo delle tue campagne Google Ads: non sono tutte uguali quindi una volta avviate non lasciarle andare senza seguirne l’andamento.

Qualora volessi ricevere ulteriori consigli, informazioni, supporto o quant’altro in merito al monitoraggio delle tue campagne medesime, non esitare a scriverci un’email a info@comoco.it,  a telefonarci allo 031 4490536 o venendo a trovarci presso la nostra sede in Via Scalabrini 2/4 a Como.

Campagne di remarketing con Google Ads

Stimolare un utente potenzialmente interessato (domanda latente) è l’obiettivo delle campagne Google Ads sulla Rete Display, che comprende anche Gmail e YouTube. Attraverso il corretto inserimento del codice di tracciamento (pixel o tag) sul nostro sito web, prima della chiusura del tag <body> ,è possibile monitorare ogni sua azione.

Le alternative all’installazione dello snippet di monitoraggio delle conversioni sono:

  • il collegamento con l’account Google Analytics: seguendo i passaggi nelle impostazioni della proprietà Google Analytics, alla voce “Segmenti di pubblico”, è possibile configurare il tracciamento degli utenti che passano dal sito web e abilitare così il remarketing.

Inoltre Google Analytics fornisce specifiche metriche per le pagine web; con questo tracciamento attivo sarà verificabile, ad esempio, quante e quali pagine sono state visitate, l’affluenza degli utenti, il numero dei nuovi visitatori e di quelli di ritorno, la frequenza di rimbalzo (ossia quanti sono gli utenti che, una volta entrati nelle pagine, escono senza aver compiuto un’azione).

  • la creazione di un attivatore Google Tag Manager con il quale si possono anche definire le pagine su cui vogliamo che il tag raccolga i dati e successivamente poter inserire il tag identificato dalla variabile google_conversion_id.

L’ottimizzazione: il miglioramento del tuo percorso di acquisizione clienti

È possibile implementare non solo Google Analytics all’interno di Google Tag Manager, ma anche  Hotjar per le mappe di calore,  le quali consentono di vedere come si muovono gli utenti in una pagina o dove si concentrano i click, il Pixel di Facebook, Twitter e LinkedIn.

Le informazioni trasmesse dal pixel di Facebook, ossia una stringa di codice da inserire nel sito web che consente di monitorare le interazioni dell’utente (l’acquisto, il download di un contenuto o l’iscrizione ad una newsletter), permettono dunque l’ottimizzazione degli annunci Facebook per conversioni più affini ai propri obiettivi commerciali, in quanto rivolti a un pubblico personalizzato.

Monitorare i KPI è quindi fondamentale in quanto aiuta a misurare le campagne e comprendere il funzionamento della propria strategia di content marketing. Il ROAS (Return On Advertising Spend) è una metrica complementare al ROI (Return On Investment).

È importante perciò compararli e tenerli attentamente d’occhio in contemporanea: con il primo puoi controllare l’incisività di una campagna e individuare i punti focali su cui investire per generare lead e conversioni, con il secondo invece puoi concepire l’efficacia globale di ciò che svolgi e fare quindi un’analisi sui costi di gestione complessivi.

Qual è la tua esperienza con gli strumenti di tracciamento delle conversioni? Quali sono i problemi che riscontri più spesso? Qualora avessi domande in merito ai tool dedicati alla misurazione dei risultati, contattaci qui https://comoco.it/contattaci/

3 suggerimenti per fidelizzare i clienti mediante la newsletter

3 suggerimenti per fidelizzare i clienti mediante la newsletter

Rispetto alle DEM (le campagne di Direct Email Marketing utili a promuovere prodotti, servizi o eventi) le newsletter sono più informative perché vengono inviate ai clienti per mantenere vivo il loro interesse, incrementare la fidelizzazione e generare nuove conversioni.

Proprio per la loro natura relazionale, il contenuto deve essere coinvolgente, comprensibile e non eccessivamente lungo. Occorre che manteniate un’immagine coordinata e utilizziate il tono di voce che caratterizza la vostra comunicazione.

A partire dalla nostra consolidata esperienza in ambito di email marketing, abbiamo identificato tre modi con cui un’azienda può fidelizzare i clienti attraverso la newsletter:

Non creare newsletter autoreferenziali e solo commerciali

Create contenuti di qualità prodotti da voi, che abbiano una forte identità e siano coerenti con la vostra azienda per costituire una community. È auspicabile alternare email promozionali, contenenti proposte e offerte, ad altre di carattere informativo, effettuando prima un test su una lista ridotta, per valutare le reazioni degli iscritti.

Sono molte le opportunità offerte dall’email marketing! Se sei pronto a coglierle, ma hai dubbi sulla strategia migliore per la tua attività, non esitare a contattarci https://comoco.it/il-blog-di-comocomunica/

  1. Stabilire un appuntamento fisso e rispettarlo sempre

L’attesa di una newsletter generosa non può essere disattesa. La frequenza d’invio dipende dal tipo di contenuti da veicolare. Avete scelto ad esempio il venerdì mattina di ogni settimana come momento più efficace nel quale inviare la newsletter? Bene, in questo modo create un vero e proprio rito per chi vi segue.

  1. Coccolare gli iscritti regalando ogni tanto dei codici sconto

La promozione continua di sconti e coupon può far scemare l’interesse dell’utente con il tempo. Non utilizzate indirizzi del tipo “no-reply” perché non vi permettono di instaurare un dialogo con chi vi legge. Regalare contenuti di valore alle persone è il miglior modo per ricevere in cambio risposte e suggerimenti per migliorarla.

Il principale obiettivo delle newsletter è far sì che il destinatario le apra e l’oggetto del messaggio deve contenere parole strategiche che catturino la sua attenzione rispetto alle centinaia di email che riceve ogni giorno. Inviare email in occasione di compleanni e anniversari incrementa le transazioni di circa 5 volte rispetto alle normali email. Analizzate periodicamente i risultati delle campagne osservando 3 indicatori:

  • il tasso di rimbalzo (rapporto tra le email non consegnate che restituiscono un messaggio di errore DNS o SMTP e il numero totale delle email inviate), in particolare l’hard bounce (il nome di dominio non esiste più o la sintassi dell’email non è corretta) dovrebbe essere sempre 0%
  • il tasso medio di apertura (rapporto tra le email aperte dai contatti e il numero di email consegnate) permette di valutare la pertinenza dell’oggetto dell’email, la qualità e il coinvolgimento della vostra lista contatti.
  • il tasso medio dei clic (rapporto tra il numero di email in cui un contatto ha cliccato su un link e il numero di email inviate) permette di valutare l’interesse dell’offerta e l’efficacia delle call to action.

Secondo lo studio di Litmus in tutto il mondo il tasso medio di apertura è del 22,8%, mentre il tasso medio dei clic è del 3,5%; per cui ci si può ritenere soddisfatti quando si superano queste percentuali.

Continua a seguirci sul nostro blog https://comoco.it/il-blog-di-comocomunica/ per restare aggiornato sulle ultime novità nel mondo del digital marketing e della comunicazione.

Local marketing: gestire più punti vendita su Google My Business

Local marketing: gestire più punti vendita su Google My Business

Nel precedente articolo abbiamo mostrato quanto sia importante saper creare i giusti contenuti per ogni step del funnel tramite un’efficace strategia di email marketing. Se te lo fossi perso, puoi leggerlo qui https://comoco.it/email-marketing-limportanza-della-segmentazione-del-pubblico/

I fattori più importanti che influiscono, in modo diretto o indiretto, sul buon posizionamento locale di un’attività possono essere suddivisi in tre macro aree:

  1. backlink, menzioni, SEO off-site e digital PR;
  2. Google My Business e social media;
  3. sito web e SEO on-site.

ComoComunica si occupa da ormai dieci anni di offrire questi servizi, se vuoi saperne di più visita il nostro sito https://comoco.it/

Dieci vantaggi per i quali conviene investire tempo e risorse su Google My Business

Ogni volta che un utente cerca un prodotto, un servizio o un’azienda tramite una parola chiave la SERP di Google può cambiare, soprattutto da mobile, in base alla località in cui si trova. I primi tre risultati che Google gli restituisce sono le schede Google My Business.

Verificare, ottimizzare e gestire quotidianamente le informazioni aziendali degli account Google My Business può portare enormi benefici ai singoli punti vendita che riassumiamo di seguito:

  • è uno strumento gratuito che offre l’opportunità di migliorare la visibilità nelle ricerche geolocalizzate o sulle mappe;
  • permette di fare brand awareness attraverso una scheda nella quale l’utente trova le foto dell’attività suddivise per categoria;
  • è possibile gestire tutte le schede da un indirizzo email con il dominio ufficiale dell’attività;
  • consente di avere un’ottima visualizzazione anche da mobile;
  • posiziona l’attività nei risultati immediatamente sotto la mappa nel momento in cui l’utente effettua una ricerca del tuo prodotto o servizio nell’area geografica d’interesse all’interno di Google Maps;
  • offre la possibilità di racchiudere tutti i dati informativi dell’azienda che riportate sul sito in un’unica schermata: gli orari di apertura e chiusura, le opinioni dei clienti nonché corretti NAP (Number, Address, Phone number) in quanto sono un sinonimo di affidabilità agli occhi di Google;
  • permette di modificare le informazioni e gli attributi delle schede di ogni punto vendita non singolarmente, ma in maniera collettiva;
  • dà la possibilità di gestire tutte le sedi dell’azienda attraverso un unico pannello di controllo e scaricare in blocco statistiche dettagliate in un unico foglio di lavoro al fine di intervenire in corso d’opera su ciò che si sta facendo;
  • fa in modo che l’azienda possa essere contattata in diverse modalità: numero di telefono per chiamare e chiedere informazioni, indicazioni stradali per raggiungere direttamente la sede fisica, messaggistica per rispondere alle domande in modo istantaneo anche con messaggio di benvenuto personalizzato;
  • fornisce un modo per interagire con chiunque cerchi l’attività con la pubblicazione di specifiche tipologie di post (aggiornamento, evento, offerta o prodotto) direttamente su ogni scheda locale.

Se hai domande specifiche a riguardo, come sempre, non esitare a contattarci via email a info@comoco.it o telefonicamente al 0314490536 o vieni a trovarci presso la nostra sede in Via Scalabrini, 2/4 a Como

La gestione dei feedback positivi e negativi è un’attività costante e delicata

Le recensioni trasmettono affidabilità e fiducia nei consumatori: un numero consistente di recensioni positive può avere un impatto considerevole sulla reputazione di un’attività locale, così come un rating negativo può d’altro canto peggiorare il rendimento del business. Per questo il numero di recensioni e la relativa media del rating rappresentano due indicatori chiave del piano di monitoraggio di ogni attività local.

Per gruppi della GDO e del settore immobiliare ne monitoriamo l’andamento nel tempo, confrontando i risultati coi dati di posizionamento, traffico e revenue. Ciò permette di avere a disposizione un quadro completo e di migliorare continuamente la strategia di local marketing dei singoli punti vendita/agenzie.

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Email marketing nel 2016: vuoi fare la differenza?

Email marketing nel 2016: vuoi fare la differenza?

Spesso si parla di inbound marketing puntando l’attenzione soprattutto alla creazione dei contenuti. Certo, è il punto più evidente di questa strategia perché contempla un cambio di rotta – sotto un certo punto di vista – epocale: non è il messaggio che cerca di colpire un potenziale acquirente ma è il contenuto che si lascia intercettare.

Anni di interruption marketing lasciano il posto a una metodologia differente, capace di creare un’esperienza diversa per gli utenti: la strategia di marketing diventa un’unica cosa con contenuti validi, utili, legati alle ricerche e alle necessità del target.

Ecco, la creazione di questi contenuti impegna gran parte delle attenzioni. Ed è giusto che sia così: rappresentano il cuore della tua strategia di inbound marketing. Una strategia che però non si ferma a questo, ma continua verso la fidelizzazione del potenziale cliente e l’ottimizzazione del processo di lead generation.

Guarda il grafico di Hubspot: si parte da un utente “straniero” per raggiungere lo status di “lead” fino a diventare “promoter”:

inbound-marketing-funnel

L’email marketing è lo strumento ideale per sfruttare al massimo la tua attività: hai intercettato i bisogni dei tuoi potenziali clienti, hai studiato bisogni e desideri, hai creato dei contenuti in grado di catturare l’interesse. Ora devi acquisire il contatto, devi fidelizzare e inviare contenuti specifici.

I vantaggi di una newsletter

La newsletter diventa la chiave di questo processo: non è dispersiva, non è rivolta alla massa ma al singolo utente. La newsletter nasconde l’intimità di un messaggio rivolto al lettore che legge nella sua casella email. L’utente estraneo diventa lettore, poi diventa contatto e infine cliente.

Questo può sembrare lo step più ambito ma non è l’ultimo, non è quello decisivo: il cliente può diventare promoter, ovvero un soggetto felice, soddisfatto della tua attività, che consiglia in modo spontaneo il brand.

Uno dei consigli utili per raggiungere questo risultato: abbandonare l’idea di una newsletter da sfruttare solo per vendere, solo per inviare proposte commerciali, sconti, nuovi prodotti da acquistare. La newsletter entra a pieno titolo nella tua content strategy: deve essere uno strumento per rimanere in contatto con le persone che hanno deciso di lasciare il proprio indirizzo email.

Creare contenuti sempre

Questo è il modo di intendere una strategia inbound marketing: continuare a creare e condividere (attraverso tutti i canali disponibili) contenuti piacevoli da leggere e da condividere, capaci di risolvere i problemi delle persone, di emozionare, di raggiungere obiettivi utili.

Inviare messaggi rilevanti è il tuo obiettivo quando lavori con l’email marketing. D’altro canto è impossibile essere rilevanti sempre, in ogni occasione, per ogni singolo utente.

Ecco perché la tua strategia di email marketing per il 2015 deve puntare a un grande obiettivo: abbandonare l’idea di un pubblico come blocco monolitico. E per fare questo la tecnica più immediata è semplice: l’invio di contenuti rilevanti a gruppi segmentati, un regalo utile alla tua strategia di email marketing.

Puoi affrontare gli iscritti alla tua newsletter come un gruppo legato da un interesse comune, ma con delle differenze evidenti. Differenze che però non possono essere definite a priori.

Ascoltare e segmentare

segmentation-marketing

Non definisci la rilevanza di un post a priori, ma dopo aver identificato le esigenze del tuo target. La stessa cosa vale per le tue email: è utile diversificare  il tuo invio email? E’ questa la soluzione a tutti i problemi?

Getresponse suggerisce una strategia: prova a segmentare i risultati e non il pubblico. Invia lo stesso messaggio a tutti i contatti e registra quale risultato hai ottenuto. In questo modo puoi capire cosa entusiasma i vari segmenti.

Questo è un buon punto di partenza per una strategia di email marketing nel 2015: la diversificazione delle email non è la soluzione definitiva, non è l’unica soluzione per la tua campagna. Stessa cosa vale per la creazione dei contenuti: non basta creare contenuti di qualità per intercettare utenti.

Proviamo a mettere insieme segmentazione e ascolto dell’utente.

Chiamaci, scrivici, richiedi un appuntamento o un preventivo: siamo qui per te!